Restauro monumentale

Strategia culturale



Impostare una strategia culturale di restauro del Bene Culturale comporta l’acquisizione di una conoscenza reale del monumento nel suo complesso.
Il monumento, nel suo lungo viaggio nel tempo, è frutto di una articolata e continua trasformazione, di una formazione diacronica che costituisce spesso l’essenza del suo irripetibile valore.
L’organismo architettonico non è quasi mai frutto di una progettazione unitaria, ma è un oggetto che si forma, si trasforma e si stratifica continuamente nel tempo. In questo senso, si parla di edilizia storica, diacronica, pluristratificata.
Un vero e proprio palinsesto di diverse caratteristiche che ne consentono differenti livelli di lettura che cambia a seconda della prospettiva storica con cui li si guarda. Questo determina le difficoltà della progettazione dell’intervento di restauro, tanto che si operino illusorie scelte di sola conservazione, quanto la consapevole scelta di privilegiare determinati particolari aspetti.
Il problema non è solo di natura filosofica, ma anche di comprensione e di determinazione dell’intero funzionamento edilizio, compreso quello strutturale. Non è perciò sufficiente la sola interpretazione intuitiva ed è invece necessario un approccio scientifico, che dalla fase di conoscenza venga estesa a quella di progettazione. A partire da una fase induttiva di osservazione della realtà, raccolta ed organizzazione dei dati, si ottengono informazioni da cui ricavare proposizioni o ipotesi progettuali, che, una volta enunciate, vengano nuovamente verificate sui fatti. In seguito si apre la fase deduttiva di interpretazione e progettazione.
Si è delineata quindi una strategia di analisi e di progettazione del restauro del monumento, con cui si instaura un complesso rapporto dialogico grazie al quale non si riduce la libertà di progettazione, bensì si aprono maggiori opportunità progettuali.

 

…io credo soltanto nella iniziativa senza aggettivi, nella iniziativa di tutti. È l’iniziativa che crea la ricchezza, che aumenta il reddito, che apre nuovi posti di lavoro, che stimola il benessere di tutto il paese. Ho l’impressione che in Italia ci sia del lavoro per tutti; un lavoro immenso e che il nostro sia il campo probabilmente più importante, in cui gli scienziati, i tecnici, gli uomini responsabili del nostro devono interessarsi.

Enrico Mattei. San Donato Milanese (Metanopoli) 1 gennaio 1958. Discorso per l’inaugurazione della Scuola di Studi superiori sugli Idrocarburi

Restauro monumentale

Strategia culturale



Impostare una strategia culturale di restauro del Bene Culturale comporta l’acquisizione di una conoscenza reale del monumento nel suo complesso.
Il monumento, nel suo lungo viaggio nel tempo, è frutto di una articolata e continua trasformazione, di una formazione diacronica che costituisce spesso l’essenza del suo irripetibile valore.
L’organismo architettonico non è quasi mai frutto di una progettazione unitaria, ma è un oggetto che si forma, si trasforma e si stratifica continuamente nel tempo. In questo senso, si parla di edilizia storica, diacronica, pluristratificata.
Un vero e proprio palinsesto di diverse caratteristiche che ne consentono differenti livelli di lettura che cambia a seconda della prospettiva storica con cui li si guarda. Questo determina le difficoltà della progettazione dell’intervento di restauro, tanto che si operino illusorie scelte di sola conservazione, quanto la consapevole scelta di privilegiare determinati particolari aspetti.
Il problema non è solo di natura filosofica, ma anche di comprensione e di determinazione dell’intero funzionamento edilizio, compreso quello strutturale. Non è perciò sufficiente la sola interpretazione intuitiva ed è invece necessario un approccio scientifico, che dalla fase di conoscenza venga estesa a quella di progettazione. A partire da una fase induttiva di osservazione della realtà, raccolta ed organizzazione dei dati, si ottengono informazioni da cui ricavare proposizioni o ipotesi progettuali, che, una volta enunciate, vengano nuovamente verificate sui fatti. In seguito si apre la fase deduttiva di interpretazione e progettazione.
Si è delineata quindi una strategia di analisi e di progettazione del restauro del monumento, con cui si instaura un complesso rapporto dialogico grazie al quale non si riduce la libertà di progettazione, bensì si aprono maggiori opportunità progettuali.

 

Restauro monumentale

Strategia culturale



Impostare una strategia culturale di restauro del Bene Culturale comporta l’acquisizione di una conoscenza reale del monumento nel suo complesso.
Il monumento, nel suo lungo viaggio nel tempo, è frutto di una articolata e continua trasformazione, di una formazione diacronica che costituisce spesso l’essenza del suo irripetibile valore.
L’organismo architettonico non è quasi mai frutto di una progettazione unitaria, ma è un oggetto che si forma, si trasforma e si stratifica continuamente nel tempo. In questo senso, si parla di edilizia storica, diacronica, pluristratificata.
Un vero e proprio palinsesto di diverse caratteristiche che ne consentono differenti livelli di lettura che cambia a seconda della prospettiva storica con cui li si guarda. Questo determina le difficoltà della progettazione dell’intervento di restauro, tanto che si operino illusorie scelte di sola conservazione, quanto la consapevole scelta di privilegiare determinati particolari aspetti.
Il problema non è solo di natura filosofica, ma anche di comprensione e di determinazione dell’intero funzionamento edilizio, compreso quello strutturale. Non è perciò sufficiente la sola interpretazione intuitiva ed è invece necessario un approccio scientifico, che dalla fase di conoscenza venga estesa a quella di progettazione. A partire da una fase induttiva di osservazione della realtà, raccolta ed organizzazione dei dati, si ottengono informazioni da cui ricavare proposizioni o ipotesi progettuali, che, una volta enunciate, vengano nuovamente verificate sui fatti. In seguito si apre la fase deduttiva di interpretazione e progettazione.
Si è delineata quindi una strategia di analisi e di progettazione del restauro del monumento, con cui si instaura un complesso rapporto dialogico grazie al quale non si riduce la libertà di progettazione, bensì si aprono maggiori opportunità progettuali.

 

Restauro monumentale

Strategia culturale



Impostare una strategia culturale di restauro del Bene Culturale comporta l’acquisizione di una conoscenza reale del monumento nel suo complesso.
Il monumento, nel suo lungo viaggio nel tempo, è frutto di una articolata e continua trasformazione, di una formazione diacronica che costituisce spesso l’essenza del suo irripetibile valore.
L’organismo architettonico non è quasi mai frutto di una progettazione unitaria, ma è un oggetto che si forma, si trasforma e si stratifica continuamente nel tempo. In questo senso, si parla di edilizia storica, diacronica, pluristratificata.
Un vero e proprio palinsesto di diverse caratteristiche che ne consentono differenti livelli di lettura che cambia a seconda della prospettiva storica con cui li si guarda. Questo determina le difficoltà della progettazione dell’intervento di restauro, tanto che si operino illusorie scelte di sola conservazione, quanto la consapevole scelta di privilegiare determinati particolari aspetti.
Il problema non è solo di natura filosofica, ma anche di comprensione e di determinazione dell’intero funzionamento edilizio, compreso quello strutturale. Non è perciò sufficiente la sola interpretazione intuitiva ed è invece necessario un approccio scientifico, che dalla fase di conoscenza venga estesa a quella di progettazione. A partire da una fase induttiva di osservazione della realtà, raccolta ed organizzazione dei dati, si ottengono informazioni da cui ricavare proposizioni o ipotesi progettuali, che, una volta enunciate, vengano nuovamente verificate sui fatti. In seguito si apre la fase deduttiva di interpretazione e progettazione.
Si è delineata quindi una strategia di analisi e di progettazione del restauro del monumento, con cui si instaura un complesso rapporto dialogico grazie al quale non si riduce la libertà di progettazione, bensì si aprono maggiori opportunità progettuali.

 

Noi siamo come dei nani sulle spalle dei giganti. Vediamo quindi un numero maggiore di cose degli antichi, perché essi ci sollevano e ci innalzano di tutta la loro gigantesca altezza.

Bernardo di Chartres

Restauro monumentale

Strategia culturale



Impostare una strategia culturale di restauro del Bene Culturale comporta l’acquisizione di una conoscenza reale del monumento nel suo complesso.
Il monumento, nel suo lungo viaggio nel tempo, è frutto di una articolata e continua trasformazione, di una formazione diacronica che costituisce spesso l’essenza del suo irripetibile valore.
L’organismo architettonico non è quasi mai frutto di una progettazione unitaria, ma è un oggetto che si forma, si trasforma e si stratifica continuamente nel tempo. In questo senso, si parla di edilizia storica, diacronica, pluristratificata.
Un vero e proprio palinsesto di diverse caratteristiche che ne consentono differenti livelli di lettura che cambia a seconda della prospettiva storica con cui li si guarda. Questo determina le difficoltà della progettazione dell’intervento di restauro, tanto che si operino illusorie scelte di sola conservazione, quanto la consapevole scelta di privilegiare determinati particolari aspetti.
Il problema non è solo di natura filosofica, ma anche di comprensione e di determinazione dell’intero funzionamento edilizio, compreso quello strutturale. Non è perciò sufficiente la sola interpretazione intuitiva ed è invece necessario un approccio scientifico, che dalla fase di conoscenza venga estesa a quella di progettazione. A partire da una fase induttiva di osservazione della realtà, raccolta ed organizzazione dei dati, si ottengono informazioni da cui ricavare proposizioni o ipotesi progettuali, che, una volta enunciate, vengano nuovamente verificate sui fatti. In seguito si apre la fase deduttiva di interpretazione e progettazione.
Si è delineata quindi una strategia di analisi e di progettazione del restauro del monumento, con cui si instaura un complesso rapporto dialogico grazie al quale non si riduce la libertà di progettazione, bensì si aprono maggiori opportunità progettuali.

 

…e sappiamo che facciamo solo il nostro dovere, che questo è il nostro compito e che dovremo fare molto di più, ma molto di più. Per questo facciamo assegnamento sui giovani, gli uomini di domani, che dovranno raccogliere la nostra bandiera ed andare avanti, nell’interesse del nostro Paese: affinché il nostro Paese possa contare qualche cosa domani, poiché non c’è indipendenza politica se non c’è indipendenza economica.

Enrico Mattei. San Donato Milanese (Metanopoli) 1 gennaio 1958. Discorso per l’inaugurazione della Scuola di Studi superiori sugli Idrocarburi